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Amedeo Morandotti – I Cori dell’Anima

  • lug 23 / 2013
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Amedeo Morandotti – I Cori dell’Anima

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Amedeo Morandotti

Critico d’arte

Presentazione della mostra personale di scultura di Michal Rosenberger all’Auditorium di Milano, 22 novembre 2005

Titolo: “I Cori dell’Anima”

L’artista Rosenberger è una persona che ha un breve vissuto, ma intensissimo e quindi si è caricata durante questo percorso di vita vissuta, di una serie di esperienze che ha maturato secondo un metro artistico.

Quindi è giunta ad una proposizione che vediamo qui e che compendia un pò tutte queste sue esperienze, che sono a largo raggio, perché c’è musica, c’è canto, c’è costruzioni di carattere ambientale. Il tutto è stato percorso con una grande sensibilità artistica.

Ora questa performance, che è una installazione, ci racconta di una coralità di personaggi, che sorti da una brutalità, da una terra, vogliono manifestare una spiritualità che contengono in sé stessi, compressa, e che è congiunta con quello che è un fondamentale requisito dell’umanità cioè la passionalità.

Abbiamo questa tendenza verso l’alto, verso il divino che però è congiunto con la realtà dell’uomo.

Le bocche sono spalancate, in atto di grido, in atto di riso, in atto di canto e di comunicazione.

Per fare soltanto un breve aggancio con la filosofia critica, penso che i personaggi da citare siano: Adorno, Panowsky e Noam Chomsky, che sono dei semiologhi del linguaggio.

A proposito di questa citazione, assistiamo appunto ad un personale sviluppo, scelta di linguaggio artistico, che esprime strumenti lessicali, prima intuitivi e, in profondità, più complessi, tali da richiedere elaborazioni mediate.

Restiamo in una sfera di eccezione etica, prima che estetica, ove gli elementi spazio – temporali non si annullano in senso crociano, di giudizio a priori, ma con sintesi di stratificazioni culturali archetipe e visioni attuali, dove la passione tenta di autoregistrarsi con i dettati della ragione.

La scelta espressiva si articola morfologicamente in installazioni performanti che nei singoli componenti e nella coralità reiterativa, stimolano il fruitore ad apprendere il mondo interno e quello esterno al suo essere sincreticamente.

Questo è un linguaggio che lei ha interpretato, ed è un linguaggio che dovrebbe coinvolgere tutti noi in questo desiderio di sorgere da una brutalità terrestre, della terra cosi considerata con questa formulazione di creta, dove però una scintilla divina gira e si appoggia, e dà la forza nel gruppo di rappresentarsi.

Io penso che sia questo, fondamentalmente, ciò che l’artista ci vuole dire.

Poi c’è una seconda lettura che è la lettura della misteriofisicità di questi prodotti artistici, dove ognuno può interpretare, leggere, pensare e andare avanti secondo un progetto psicoanalitico o di psichicità che ognuno di noi riceve di rimbalzo, potenziata dalla forza della nostra artista.

Vorrei fare un ringraziamento all’artista, personalmente, poichè in un epoca di grande sofisticazione, dove c’è una schiera di persone che rappresentano soprattutto il desiderio di sbalordire, mi sono trovato di fronte ad un’artista che con passione compone la sua opera.

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